Etnologia d'Emergenza
18-01-08
Il famoso antropologo Claude Lévi-Strauss ha recentemente iniziato a parlare di “etnologia d’emergenza”. Riferendosi ai valori di cui sono portatrici le società indigene ha sottolineato l’importanza di salvaguardarle, non soltanto per un mero esercizio di etica o per chissà quale necessità scientifica: «Per quanto queste ultime società siano assai differenti le une dalle altre, esse concordano nel fare dell’uomo un soggetto ricevente e non un maestro della creazione. Questa è la lezione che l’etnologia ha appreso da esse, e auguriamoci che al momento di unirsi al concerto delle nazioni queste società la mantengano integra e che, grazie al loro esempio, noi si sappia esserne ispirati». Questa visione dell’uomo come «soggetto ricevente» nei confronti della natura è l’essenza di ciò che abbiamo perso e che la rete di Terra Madre deve fare sua, un vero principio ispiratore. Con la perdita di questa visione abbiamo anche perso il significato del tempo, il valore del cibo, parte della nostra identità, l’essenza della nostra umanità. Per questo motivo è importante salvaguardare le comunità indigene, ma l’opera deve essere molto attiva, nel senso che prima di tutto deve essere uno sforzo cognitivo, l’impegno a conoscerle, a instaurare con loro uno scambio paritario e rispettoso. Auguriamoci e facciamo in modo, come anche auspica Lévi-Strauss, che l’ingresso delle comunità indigene nel «concerto delle nazioni» - delle nostre nazioni, dei nostri mondi di Terra Madre e di Slow Food più in generale - non porti alla perdita della loro visione del mondo, che anzi deve rappresentare un motivo di orgoglio. Aiutiamo questi popoli a capire che per noi sono interessanti non soltanto perché portatori di preziosa diversità, di ricchezza per la rete, ma perché rappresentano un modello a cui guardare, da cui imparare. Aiutiamoli a capire che abbiamo bisogno di loro, anche più di quanto loro in realtà abbiano bisogno di noi. Carlo Petrini
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