L'invito di Carlo Petrini
02-10-08
Io vi sto aspettando, tutto il mondo Slow Food italiano vi sta aspettando. Chi c’era nelle passate edizioni sa cosa vuol dire partecipare a un’assemblea plenaria di Terra Madre, sa cosa vuol dire imparare qualcosa dagli o degli altri, raccontarsi nei Laboratori della Terra, cosa vuol dire intercettare l’umanità che transita al Salone del Gusto o che lì presenta i propri prodotti. Anche voi, che sapete cosa vuol dire, non starete nella pelle, come noi che ci stiamo curando dell’organizzazione in questi giorni un po’ frenetici.
Quest’anno a Terra Madre puntiamo soprattutto sui giovani, sulla loro capacità di fare rete, sulla loro voglia di tornare alla terra e di rimanere sulle terre dei propri padri per salvare il suolo e l’agricoltura. Ci sarà la novità dei contadini-musicisti e dei suoni delle comunità e sono sicuro che i canti rurali di ogni parte del mondo conferiranno ancor più pathos all’evento, accompagnandoci ogni giorno, insegnandoci qualcosa in più.
Terra Madre e Salone del Gusto sono eventi nati anche per imparare, perché le persone possano tornare a casa più consapevoli di quello che rappresentano, dopo aver visto come lavorano altri in altre parti del mondo, dopo aver assaggiato e bevuto cose nuove, dopo aver appreso nuove tecniche produttive, dopo aver potuto vedere in pratica tutta la diversità culturale del pianeta concertata in un solo luogo. Terra Madre 2008 sarà una lezione per chiunque vi partecipi, e anche per chi la organizza: non possiamo prevedere quali progetti nuovi nasceranno, quante agricolture si salveranno, quali comunità cambieranno per sempre la loro storia dopo quei magici giorni di fine ottobre. Non possiamo ancora sapere quali folgoranti idee ci frulleranno per la testa nei giorni immediatamente seguenti, prima di tradursi nei mesi a venire in nuove attività per il movimento.
Veniamo a Terra Madre con questo spirito, come delle spugne che vengono ad assorbire tutto quello che riescono, in fondo è un’occasione unica. Ma veniamo anche per celebrare: la diversità, le nostre culture, la nostra voglia di fare del mondo un posto migliore, la nostra voglia di divertirci. Perché senza il piacere di fare le cose, di mangiare, di stare insieme, di scambiare quello che sappiamo, non c’è felicità.
Vi sto aspettando, vi stiamo aspettando.
Carlo Petrini
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