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Ventricina News


Energie Alternative sì ma con giudizio

31-08-07


 

Editoriale

Dal biocarburante alla memoria dei popoli

È la logica del domino: se si dà un colpo al primo pezzo, questo fa cadere tutti gli altri.

I governi dei paesi industrializzati, Stati Uniti in testa, non vogliono più dipendere dal petrolio. Quindi hanno deciso di incentivare massicciamente la produzione di biocarburanti, spesso con ingenti programmi di sovvenzioni e stringendo accordi internazionali. Per esempio, chi coltiva mais cercherà di aumentarne la resa con tutti i mezzi, compreso l’uso di ogm – meno problematico, dato che non si tratta di colture alimentari –, di pesticidi e di fertilizzanti chimici. Chi non aveva mai coltivato mais comincerà a farlo a questo scopo, magari abbandonando altre colture destinate all’alimentazione: metterà di fatto il cibo nel motore.

Il prezzo del mais in questo modo è già salito, ed è destinato a raggiungere livelli record, per di più in un mercato globale. Aumenterà anche il prezzo degli altri cereali. Come il grano o il riso. La Cina, le cui riserve stanno drasticamente diminuendo, inizia già a importare questi alimenti, sconvolgendo gli equilibri mondiali con ricadute pesanti a livello locale.

Ma se un giorno si troverà un’altra fonte di energia, paesi interi – in particolare quelli in via di sviluppo che cercano così di ripianare i propri debiti – dopo aver tralasciato le loro colture alimentari e rinunciato quindi all’autosufficienza, non potranno neanche più vendere la produzione destinata al biocarburante.
E un giorno, forse, le risorse del terreno saranno pure esaurite da questa nuova monocoltura intensiva.
Un giorno...

Nel frattempo, la biodiversità vegetale scompare a un ritmo sempre più veloce: giorno dopo giorno ci si nutre di un numero sempre minore di varietà vegetali; una tendenza rinforzata dall’uso degli ogm, che ci fa balenare il miraggio di “super cereali” creati in laboratorio. Questi ogm ci verranno presentati come risposta naturale per nutrire la popolazione mondiale, una volta che le colture alimentari non basteranno più. In questo modo si perderà il patrimonio naturalmente adatto ai nostri terreni, la cui varietà è anche una garanzia in caso di malattie e carestie dovute a eventi naturali.

Nel frattempo, insieme alla capacità dei popoli di nutrirsi da soli, stiamo perdendo la memoria dei cibi che ci hanno alimentato per secoli. È questa memoria che dobbiamo ritrovare o preservare. Chi ha memoria delle cose, se ne prende cura. Quella varietà di igname che cresce – o cresceva – nel Nord del Mali, dal gusto così diverso da quello delle altre regioni, com’è che andava usata?
Nonna, raccontami per favore...


 Carlo Petrini



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